Via Normale, dal Passo dei Salati
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quota m 4215
F+
dislivello 1270 m |
Ore 7.40, quasi perfettamente puntuali eccoci alla stazione degli impianti a fune di Staffal, pronti e scalpitanti per la nuova avventura che si profila all'orizzonte.
Le vette del Rosa emanano un richiamo ammaliante dall'alto delle loro candide cuspidi glaciali; l'attrazione è fortissima: i Lyskamm emergono come sirene dalle calotte del ghiacciaio del Lys, illuminate dalle luci del mattino...
Ore 8 e qualche minuto, l'ultimo troncone dell'ovovia ci deposita sulla squallida spianata del passo dei Salati (2970 m). Non ci stancheremo mai di domandarci perché anche in luoghi così belli l'intervento dell'uomo debba devastare, sconquassare, violentare i prati, il semplice terreno e le rocce che madre Natura ha sapientemente raccolto in un armonico insieme?
La carovana dei salitori, escursionisti, alpinisti, scialpinisti, sale disciplinatamente sulle rocce dello Stolemberg, fino a metter piede sul ghiacciaio di Indren.
Le difficoltà sono nulle ed anche i ramponi (con le condizioni attuali) sono inutili.
Seguono le rocce che sostengono il piccolo residuo ghiacciaio del Garstelet: qualche tratto attrezzato con canaponi (utili nel caso di verglass o neve), poi finalmente la lingua di neve e la traccia per la capanna Gnifetti (m. 3647).
Intanto la quota si fa sentire ed un the fumante iperzuccherato (o un caffè corretto al vino...) restituiscono un po' di tono alla nostra cordata.
Si riparte con brio mettendo piede, alle spalle della cappella della Gnifetti, sul ghiacciaio del Lys, ponendo un po' di cautela ad eventuali crepacci nascosti.
La vista abbraccia il versante sud-occidentale della Piramide Vincent, l'immensa conca glaciale del Lys fino alla bella cuspide del Lyskamm Orientale da cui precipitano un caos di seracchi sospesi...
Cammina e cammina, un passo dopo l'altro, come in un rosario di fatica, seguendo una traccia battutissima ci si porta al cospetto dell'imponente seraccata ovest della "nostra" piramide. La aggiriamo, portandoci in fronte allo scoglio roccioso del Balmenhorn ed in vista del corno dello Schwarzhorn: ormai abbiamo toccato la fatidica quota limite dei 4000!
Arranchiamo, col fiato corto per la quota, raffreddati dalle sferzate impetuose del vento, sull'ultimo ripido pendio di neve
verso la vetta (difficoltà pressoché nulle).
Tocchiamo la calotta sommitale ebbri di gioia per la vetta conquistata, ma la sosta è di pochi istanti, giusto il tempo per qualche scatto. Le raffiche di vento ci fanno credere di essere su qualche montagna himalayana...
Velocemente ritorniamo sui nostri passi, anzi tagliamo le serpentine della traccia di salita, con la speranza in cuore di riprendere la funivia per il rientro (ultima corsa alle 17.15).
Le nubi avanzano e ricoprono di un fosco velo ogni cosa, ma non v'è alcun problema a trovare la "strada" percorsa in salita. Tappa alla Gnifetti per togliere ramponi ed altri orpelli ormai inutili, oltre che per medicare con un po' di ghiaccio le martoriate caviglie di Piero...
Ancora un paio d'ore di sofferenza e alla fine ci "rallegra" la vista degli squallidi impianti dei Salati, oggettivamente brutti a vedersi, ma che divengono visione celestiale dopo la fatica bestiale di questa giornata...
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