| Cambra d'Aze | 22 agosto 2009 | |
| Pilier de la Poire, voie Exiga, uscita dal grand dièdre | 300m, 5+ obbl, 6a+ max |
In
una giovane mattina, quando la strada che lo portava verso il piccolo
Capcir inizio' la salita verso il colle della Quillane, Marcello rivide
il Cambra d'Aze nella luce soffusa del primo sole agostino.
Ancora
intontito dal suo notturno viaggio dalla costiera ligure fino ai
pirenei, rimase in silenzio nella sua anima poeta, ipnotizzato dal
circo in fondo al quale stavano sull'attenti sette pilastri di roccia
compatta.
L'istinto
dell'alpinista parlava, e gli occhi davano solo una possibile strada
alle sue mani già desiderose di impugnare quella roccia per
un
corpo a corpo dolce-amaro...
Quel
circo, lo conosco bene da quasi vent'anni, quando per la prima volta
raggiunsi la cima del Cambra d'Aze, la schiena d'Asino, nelle mie prime
camminate. Già affascinato, mi lasciavo impressionare dai
canali
che qualcuno scendeva con gli sci, e non immaginavo possible la salita
di quelle rocce.
Più
tardi, influenzato da certe lingue ignoranti, pensai "come sempre sui
pireneri, sarà roccia cattiva", fino al giorno in cui seppi
delle numerose vie aperte, e in particolare della più nota,
la
via del pilastro della Poire, firmata Christian Exiga, attivissima
guida catalana, che negli anni sessanta/settanta stava tra i
più
regolari alpinisti di alto livello.
Allora
cominciai a frequentare prima i canali, salendoli, sciandone alcuni
(55°...), e quindi il pilastro
"dérobé"... La roccia
non era affatto male.
In
carenza di compagni, decisi di provare da solo, e riuscii a salire una
grande lunghezza in autosicura, prima di decidere di tornare indietro
per la poca fiducia che ponevo nella mia allora scarsa esperienza, e
due anni dopo, ritornai con un mio cugino desideroso di provare una via
"avventurosa". Respinti una prima volta dalla pioggia, uscimmo in cima
la seconda volta dopo un'arrampicata impegnativa, su roccia molto buona
ma sporca all'inizio, e quindi su lame instabili... Un ricordo
particolare era quel diedro geometrico del quinto tiro... Cosi'
singolare, imponente ma erboso, sporco ma puro...
Alla
richiesta di Marcello quindi, risposi positivamente. Saremmo tornati
insieme a fare quella via, uscendo tuttavia sulla destra, nel grande
diedro, lungo una variante in parte spittata, per quanto ricordavo
della mia prima salita.
Arrivati
all'attacco, il fresco di quel circo ancora in ombra fu' una bella
sveglia. Il primo tiro, facile ma per nulla banale impegno' per un po'
l'amico, e la sosta scomodissima accentuo' ancora l'ambiente severo di
quella via.
Il
piccolo tetto del secondo tiro fu' più di un'assaggio
dell'esigente sesto grado muschioso catalano...
Il
pilastrino del terzo e quindi il traverso ci portarono alla base del
diedro, secondo tiro di sesto, non meno vegetale del primo...
Marcello
lo supero' con dignità e stile, ma non senza paura che
scivolassero i piedi dall'erba. Da secondo, fu' un piacere rifare
quella scalata, e notare che l'ultimo ribaltameno mi aveva richiesto
notevoli sforzi caduti nel dimenticatoio.
Dopo
il diedro, seguimmo quindi la linea attrezzata della parte superiore
del grande diedro, scalando con cautela quei passaggi a volte "lamosi",
ma sempre ben proteggibili. Fatto un primo lungo tiro, Marci
potè uscire sull'ultima cresta, che sotto nuvole di
temporali
bianchi ci guido' fino alla cima.
La
discesa in mezzo ai mirtilli fu' impegnativa per i nostri stomaci, ma
la richezza di antiossidanti di quei frutti benedetti fu una scusa
benvenuta per fermarci a lungo a pappare, come orsi affamati belle
bacche squisite...
Relazione tecnica: Da
Mont-Louis, prendere la strada di La cabanasse e quindi St Pierre dels
Forcats. Prima della base degli impianti sciistici, prendere la
sterrata che entra nel bosco e risale i pendii inferiori del Cambra
d'Aze. Arrivati al pla del Cambre, parcheggiare. Risalire le piste di
sci, in direzione del circo. In cima all'ultimo impianto, parte la
traccia del sentiero che porta nel circo. Arrivati sul pianoro del
circo, attraversarlo in direzione dell'evidente sperone roccioso a Sn
dello sperone che delimita il canalone del Vermicelle. Attaccare su una
placca un po' erbosa in corrispondenza di un piccolo tetto
strapiombante.
L1
: Placca poi muro a tacche, salire dirtto in direzione del tetto,
sostare subito sotto questo (chiodi in posto) 4+
L2
: Superare il tetto (prese verticali sulla sinistra, chiodi), salire
dritto fino ad una piccola cengia muschiosa, da questa raggiungere un
diedro verticale, e uscire su una cengia erbosa alla base di uno
sperone appoggiato, sulla quale si fa sosta (1 spit da 8), 6a+
L3
: Superare lo sperone fino a raggiungere un'altro spit, sul quale si fa
sosta (spit da 8 e chiodo) 4+
L4
: Attraversare verso destra su una placca improteggibile, per
raggiungere la base del diedro. 3+. Una fessura permette di attrezzare
un'ottima sosta a friend et nut.
L5
: Scalare il diedro erboso (prese sotto il muschio), ben proteggibile.
6a, sostare su una piccola cengia subito all'uscita del diedro.
L6
: Dopo essersi trasferiti sulla sosta a spit poco più in
basso a
Sn dell'uscita del diedro, salire seguendo la linea spittata (5+) e
aggiungendo le protezioni (attenzione alle lame instabili). Sosta a
spit.
L7
: Salire verso destra sopra la sosta verso un diedro appoggiato di
roccia friabile, salire quel diedro fino ad un tetto (spit),
attraversare sotto questo, verso destra, e risalire un diedro camino
facile ma terroso. Far sosta a chiodi all'uscita.
L8/9/10
: Si risale in direzione della cresta del pilastro superando passaggi
di 3 su roccia piuttosto friabile, per poi seguire la cresta fino in
cima. (fatto a corda tesa)
Discesa
: attraversare tutte le cime del circo del Cambra d'Aze, fino alla cima
principale (2776m). Dalla cima si segue la traccia incostante, segnata
dagli ometti che riporta verso il pla del Cambre. 1900 m
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| Gadan presenti: Jean, Marcy | ||
| Links: schema della via | ||