Due giorni sul Rosa 08-09 agosto 2010
Punta Giordani (m. 4046), Balmenhorn (m. 4167) e
Ludwigshohe (m. 4342)
F+
F+
PD-

disl. max. 1300 m.
(disl. tot. 2500 m.)
I quattromila sono come le ciliegie, uno tira l'altro.
E' cosi' che dall'ipotesi iniziale di visitare il piu' abbordabile (come dislivello) dei 4000 del Rosa mi ritrovo dopo due giorni in quota (non previsti) al culmine dei 4342 metri della Ludwigshohe.
Le premesse erano delle peggiori...
Stanchezza, nausea, malesseri di stagione ... quale stagione? una volta i malesseri stagionali non erano tipici dell'inverno?... boh!. E allora a quel paese i malesseri stagionali o meno che siano e via per le alte vette.
Il richiamo dei ghiacciai (vedi Becca d'Aver) e' troppo forte e insistente per dare ascolto alla vocina interiore che spinge a rimanere a riposo.
Di buon mattino si parte per il Rosa, meta Staffal partenza delle funivie, obiettivo Punta Giordani, per la via normale o... per la cresta del Soldato. Buon senso, timore o semplice caso fortuito, mi ritrovo sulla retta via, ossia sulla normale, che proprio normale non e'...
Qualche tratto in cui prestare attenzione, vuoi per la ripidezza (specie in discesa) vuoi per qualche crepo non proprio visibilissimo ma gia' aperto.
Con fatica ecco la vetta che si nasconde dietro una coltre di nebbia. Autoscatto e si riprende la via di discesa, pensando al the' caldo e un boccone da trangugiare alla Capanna Gnifetti. Sfinito per l'ultima rampa e le roccette che adducono al rifugio finalmente sorseggio il mio the' e divoro avidamente la squisita torta di mele (chissa' che gusto aveva...;-). Sonnecchiando al tepore del rifugio maturo l'idea di restare anche per la notte... l'indomani si vedra'.
Pisolo pomeridiano per tentare di recuperare un po' di energia, poi chiacchiere con altri ospiti del rifugio e gli immancabili scatti (senno' dove le prenderei le foto per il sito???).
Dopo la cena (ottima per essere un rifugio con centinaia di persone a 3600 m di quota) tisana calda e via a nanna con la speranza (vana) di dormire qualche ora.
Invece mi attende una notte da incubo: tormentato dal mal di testa non vedo solo l'ora della levata dei solerti alpinisti per potermi alzare anch'io. Immagino gia' un rientro con coda fra le gambe ed invece dopo la colazione un breve pisolo ristoratore mi rida' la carica per rimettere in moto la macchina del corpo.
Si riparte... un due, un due... sorpreso dal recupero delle forze, con ritmo cadenzato macino metri e metri, stando anche molto attento ai crepacci, parecchi, insidiosi, taluni non evidenti. Con meno fatica del giorno prima eccomi sul plateau che porta al col del Lys. Il freddo e' pungente nonostante il primo sole, ma tiro solo un sospiro di sollievo: ormai e' fatta. Ancora un pendio e le roccette finali ed il Balmenhorn e' mio. La prossima potrebbe essere il Corno Nero, ma desisto di fronte al breve ma molto ripido pendio per la vetta.
Meglio l'affilata crestina NO della Ludwigshohe... Prima pero', "girato l'angolo" si apre lo scenario delle vette reali: la rocciosa Dufour, la bella Zumstein e la vetta delle vette, la Gnifetti.
Si prosegue la marcia prima sul ripido attacco poi sulla crestina via via piu' affilata, ma per fortuna non troppo esposta (almeno al confronto con le piu' rinomate creste glaciali). Qualche tratto mette un po' di pensieri: sotto la cresta si aprono inquetanti seracchi sospesi... Scacciati i pensieri si prosegue facilmente verso la nevosa vetta: quasi 4400! Chi l'avrebbe anche solo immaginato?
Ebbro di gioia chiedo a tre malcapitati alpinisti ispanici una foto di vetta (quale vetta si intraveda non e' dato saperlo... ma povero fotografo ancora col fiatone per la salita...).
Sono solo le 10 ci sarebbe tempo per far visita a molte altre "stazioni" di questo immenso santuario alpinistico, ma prevale la vocina interiore che induce ad accontentarsi e a non tirare troppo la corda.
Si scende, con calma, assaporando ogni panorama, ogni curva nevosa, ogni gioco di luce ed ombra che si crea tra i ghiacci. Il cielo limpidissimo permette di godere di una visuale immensa, fin oltre il Monviso, toccando con lo sguardo le altre Maesta' glaciali della Val d'Aosta ed oltre.
Ancora una tappa alla Gnifetti per degustare nuovamente la torta di mele (e sentirne finalmente il gusto prelibato!), prendere fiato e apprezzare qualche dolce belta' (per fortuna non soli machos frequentano le altezze ;-).

Una considerazione personale sull'alpinismo in solitaria: le salite sono state fatte a mio rischio e pericolo, vale a dire rischiando eventuali cadute su ghiaccio ripido ed ancor piu' nei crepacci. L'aver prestato la massima attenzione non ha eliminato il rischio imponderabile. D'altra parte ho osservato parecchie cordate improvvisate il cui livello di sicurezza probabilmente era paragonabile o forse addirittura inferiore al mio: una cordata di sei persone legate insieme, piu' di una cordata con i membri legati a parecchi metri con corda lasca, alcune cordate fuori dai "binari" piu' battuti...
Gadan presenti: Piero