| Return to the southwest | 13-28 ottobre 2010 | |
| from Nevada to California, passing through Utah, Colorado, New Mex, Arizona | Hazards: faulty car, thunderstorms, flash
floods, rattlesnakes, scorpions, spiders and any other poisonous
animal... ;-)
|
|
| On
the road, l'America e' on the road. Solo per le strade si puo' cogliere l'animo dell'America, ancestrale e moderno. Viaggiare per le infinite highways del southwest e' un'esperienza che rasenta il mistico. Paesaggi sconfinati si aprono dal sipario del veicolo, cieli infiniti dove le nuvole paiono riflettere i branchi di animali al pascolo che punteggiano gli immensi territori navajo. Per la seconda volta ho la fortuna di viaggiare in queste terre dell'Ovest americano; la prima e' stata un mordi e fuggi col desiderio di cogliere il massimo nel poco tempo a disposizione; questo ritorno mi concede di vivere piu' in profondita' l'esperienza americana, consolidando alcune sensazioni gia' percepite nel primo incontro con il West. Innazitutto la grandezza, la sconfinatezza, l'immensita' degli spazi, dei cieli tersi che permettono di scrutare oltre l'orizzonte. Una grandezza che abbraccia anche la dimensione verticale nei canyons, non solo il Grand Canyon, che come dissi l'anno passato mi risulta inafferrabile, sfuggente tant'e' immenso, ma anche nei canyon "minori". Ad iniziare dalla verticalita' delle rosse pareti di sandstone dello Zion, una perla rocciosa, che racchiude nel suo scrigno un gioiello come "The Narrows". La verticalita' si confonde con la dimensione orizzontale nel Bryce Canyon dando luogo a forme curiose, bizzarre, illogiche come gli Hoodoos, in un dedalo di miriadi di microcanyon costruiti da una natura estrosa come in pochi altri posti sulla Terra. L'Escalante, i Canyonlands, il Capitol Reef sono altri luoghi dove lo spazio si dilata. Anche quando il tempo e' inclemente ed incombe il temporale, ma la parola thunderstorm evoca meglio le sensazioni, il cielo pare sterminato, la vista si perde in paesaggi a tratti orizzontali, a tratti verticali. Mese perfettamente orizzontali cedono bruscamente il passo a cliff, strapiombi, canyons, hoodooos, voragini ed altre escoriazioni della crosta terrestre. Alcuni di questi canyon nascondono alla vista di chi ha fretta piccoli paradisi, come Calf Creek, una valle dove la vegetazione cambia di continuo, capricciosamente. A tratti tipicamente xerofila, di colpo cede il passo a boschi da ambienti umidi che celano un ruscello vigoroso per poi aprirsi in uno scenario da Eden primordiale alle Calf Creek lower falls: imponenti quinte di roccia rossa, una picola breccia da cui si getta una cascata fragorosa in un laghezzo verdazzurro e tutt'intorno boschi dalle tinte verdi e gialle. Poi la natura torna a dimensioni piu' umane, forse perche' plasmata dal lavoro dell'uomo, da quei popoli ancestrali, gli Anasazi, antichi abitatori di queste terre. Si resta impressionati di fronte agli insediamenti rupestri di questo popolo, misteriosi abitatori di villaggi sospesi in pareti di roccia, sotto alle assolate mese sommitali. Chi furono veramente questi popoli pacifici, abili agricoltori, pastori ed anche cacciatori, non e' dato saperlo con precisione. Nessuna testimonianza scritta e' giunta, solo molte testimonianze materiali, come i "kiva", costruzioni circolari forse ad uso religioso-spirituale. Certo e' che gli attuali pueblos, della tribu' degli Hopi, o i piu' recenti abitatori di questi canyons (come al Tsegi o Canyon de Chelly), i Navajo, conservano parecchie delle tradizioni di quel popolo antico. E' un bagno nel passato il viaggio nelle terre Navajo, nella Navajo Nation, gelosamente custodita dai nativi, che con fatica conservano lingua, usi e tradizioni. Una cosa colpisce viaggiando nel territorio Navajo: il frequente via vai di Schoolbus. Sembra quasi che in queste immense lande desertiche, siano le scuole e i trading posts gli unici punti di contatto per la gente Navajo. E l'impressione e' confermata parlando con la ragazza navajo che ci fa da guida (al sottoscritto e ad un ragazzo giapponese) nel magnifico Antelope canyon. Ci racconta che la lingua navajo, correntemente parlata in famiglia, viene anche insegnata nelle scuole. L'Antelope Lower Canyon e' un'altro di quei gioielli preziosi che i navajo custodiscono con amore e che fanno visitare ai turisti creando un'atmosfera di poesia: suoni di piffero e racconti appassionati arricchiscono la camminata in questa strettissima gola plasmata nelle tenere rocce di sabbia da acqua e vento. Ma tutto il southwest e' plasmato dall'acqua e dalla roccia: il Coal Mine Canyon, sperduto in una riarsa mesa dell'Arizona, e' un'altro gioiellino nato dalla furia dell'acqua, rara ma che quando si scatena nei flash floods ha effetti terribili e meravigliosi (pur di non trovarsi in mezzo!). E siamo giunti al re dei canyon, al piu' profondo (1600 m.), al piu' vasto (oltre 400 km di estensione in lunghezza), al piu' grandioso, non a caso il nome Grand Canyon! Si cerca continuamente di afferrarlo, con lo sguardo, con foto, panoramiche, con trails, eppure lui sfugge. Forse solo dalla luna si potrebbe averne una visione completa! Si riprende il viaggio verso ovest, attraversando foreste (la Kaibab forest), abitate da miliardi di conifere, da branchi di cervi ed anche qualche fiera che non farebbe piacere incontrare a tu per tu (ad es. i puma). Poi il paesaggio si fa piu' arido, fino a divenire desertico. Nell'interno della California il deserto, il Mohave, e' aspro, roccioso, pare abitato solo da rettili e altri animali velenosi. Ma dopo centinaia di miglia monotone si ha nuovamente lo stupore di un ambiente ancora arido ma tutt'altro che desertico. E' il parco di Joshua Tree, un "giardino naturale" di strani alberi, gli alberi di "Giosue'" e di rocce granitiche che fanno venire l'acquolina a piu' d'uno scalatore (infatti ne e' pieno). Il viaggio volge al termine... il Pacifico e' all'orizzonte, la grande city di Los Angeles alle porte... Gia' una nostalgia mi sorprende nel ripensare ai luoghi, alle persone, alle sensazioni di questo viaggio. |
||
| Gadan presenti: Piero | ||
| Colonna sonora: country & southern rock | ||
| Links: Album completo su Picasa | ||