Finalmente le previsioni promettono condizioni meteo migliori e dunque si può sperare di toccare roccia per davvero. Il terreno di gioco è di quelli superbi: la svettanti cime del gruppo del Sassolungo. Di primo mattino, in coda per l'ovovia, la meta del rifugio Demetz alla forcella del Sassolungo si scorge a malapena tra le brume...
Speriamo in bene.
La discesa nell'ampio ma severo canalone si svolge con temperature assai rigide e dunque tutti gli escursionisti sono ben imbacuccati. In lontananza l'assolato altopiano di Siusi è quasi un miraggio.
Meno di un'ora e si perviene al rifugio Vicenza, dove si cambia marcia (e assetto), dovendo risalire fino alle pareti nord-est del Sassopiatto.
L'aspro vallone stretto tra erti muri di dolomia si conclude con imponenti conoidi detritici la cui risalita provvede a riscaldare a dovere i numerosi, ma non troppi, alpinisti diretti alla via/ferrata Schuster.
Una doverosa parentesi tecnica: la via fu aperta da Oscar Schuster, alpinista tedesco insieme all'austriaco Hans Lorenz nel 1895, venne attrezzata già l'anno successivo dal Club Alpino Austriaco diventando di fatto una delle prime vie ferrate delle dolomiti. In realtà i tratti attrezzati sono pochi e spesso evitabili (cosa che cercherò di fare per il 90% del percorso, fatta eccezione per qualche tratto con scalette o troppo affollato e dunque a rischio caduta pietre).
In effetti l'arrampicata è facile e divertente, con passi di I e II, di rado esposti, su roccia super. La vista è grandiosa, tra pareti verticalissime e campanili di dolomia in un gioco di tonalità di grigio di un fantastico mondo minerale. Peccato che al solito il sole sia praticamente assente per tutta la salita.
Giunto in vetta però le nubi si diradano disvelando un panorama esteso a perdita d'occhio verso sud e ovest e grandioso sui paurosi vuoti di roccia da cui sono giunto (nord-est).
Segue discesa verso i verdissimi pianori sottostanti il Sassopiatto (che invece si presenta sul versante sud come un'arido scivolo di roccia candida). Il resto dell'escursione è una placida ma lunga camminata con vista su molti gruppi dolomitici: lo Sciliar tutto a ovest, il Catinaccio a seguire, poi i Monzoni, la Marmolada, proseguendo con Gruppo di Sella e in lontananza le Odle. Insomma una balconata spettacolare che richiama ovviamente frotte di escursionisti. Il tutto servito da molti rifugi accoglienti e facilitato con ogni accorgimento che l'eccellente servizio di Trentino e Alto Adige sa offrire.
Tornato a passo Sella riparte il treno dei ricordi, rimirando
Piz Ciavazes, Torri di Sella e
Sass Pordoi...