Due giorni in rifugio, ci diciamo col Marcy, con l'obiettivo dichiarato di massimizzare la scalata. Non è facile ritagliare il tempo tra i vari impegni e trovare la finestra meteo che permetta salite in quota.
Finalmente fissiamo i fatidici due giorni e selezioniamo il Corno Stella tra le varie ipotesi messe in campo....
Così ci portiamo al Gias delle Mosche presto al mattino cosicché a metà mattinata siamo al rifugio pronti per una vietta plaisir sulla Catena delle Guide. Ed infatti alle 11 attacchiamo la Comet C4 alla Punta Bifida.
Piacevole arrampicata, con chiodatura plaisir, qualche passo di 6a in almeno tre tiri, un paio di altri tiri di V grado piacevoli ed un paio poco interessanti.
Insomma ci divertiamo ma l'appuntamento con la "vera" scalata è fissato per l'indomani quando intendiamo salire una via sul Corno.
Intanto, dopo essere scesi in doppia, esploriamo le pareti delle varie punte della Catena delle Guide, anche alla ricerca di una fantomatica falesia... che non troviamo, ma per lo meno fantastichiamo di linee impegnative su diedri impressionanti...
Rientrati al Bozano ci godiamo la vista della quinta rocciosa sorseggiando un tè caldo, e poi quando minaccia pioggia ci rifugiamo all'interno dove assistiamo, riparati, allo scatenarsi degli elementi. Tuoni e fulmini, acqua e grandine a catinelle, poi cospicue cascate che scendono da ogni dove sulle pareti dell'Argentera.... pauraaa...

Il nostro commento: domani assolutamente da evitare di trovarsi da quelle parti col temporale! Che via potremmo fare dunque?
Consulto con Marco il gestore che ci conferma nel proposito, già maturato nei gg scorsi, di avventurarci sulla via Carlo Rossano, classica di 6a sul Corno, a cui lui suggerisce di aggiungere la Pilastro di Oscar (5c) sullo zoccolo, in modo da "perdere tempo" (sue parole) e giungere sulla parte superiore con la speranza che sia asciugata nel frattempo la roccia.
Secondo giorno: ore 7:45 usciamo dal rifugio, ore 8:10 siamo all'attacco. Roccia umida ma scalabile, certo il primo tiro di 5c per circa 55m non appare banale ed il grado è un po' strettino. La chiodatura lunga poi non aiuta per nulla.
Ad un tratto, mentre Marcy è ormai in sosta ed il Pierin sale da secondo, vediamo un lampo luminoso e udiamo un boato subito dopo...
Sono le nove di mattina, ieri ha scaricato l'impossibile, oggi le previsioni sono ottime, non può essere un temporale

, pensiamo. Invece, dopo poco inizia lo scroscio, dapprima debole, poi in crescendo. Il Pierin costretto a scalare su roccia ormai fradicia giunge in sosta e s'iniziano i veloci preparativi per la calata, che avviene tra le cascatelle che si formano in parete e che insieme all'acqua che scorre sulle corde ci rinfresca per benino!
Recuperiamo con fatica le corde zuppe e dunque pesantissime, quindi ci portiamo al rifugio, bagnati come pulcini e bastonati a dovere.
Il resto è: rientro di tutte le cordate dalle pareti, inclusi gli amici bergamaschi, Flavio e Luca, che percorrevano la De Cessole in scarponi e si sono trovati con copiose cascate a dover ripiegare. Tutti quanti sorridenti nonostante le avversità siamo a stiparci nel rifugio, ricoprendo ogni anfratto e stenditoio con i nostri cenci e ferraglie zuppe.
Ci rinfranca un nuovo giro di tè per riscaldare corpi e animi dopo la burla di un tempo ormai del tutto impazzito, totalmente imprevedibile. E giù a raccontare ognuno le sue peripezie in parete.
Verso metà mattina raccattiamo i nostri aggeggi e ci decidiamo a scendere visto che qui non sembra possibile una scalata sulle rocce marce e noi col materiale zuppo.
Proveremo a raggiungere la falesia di Roaschia per tentare ancora una volta la sorte e racimolare qualche tirello di arrampicata. Nessun angelo custode però ci assisterà ed un sole implacabile ci costringerà anche qui ad abbandonare le nostre velleità per tornare scornati giù a valle dopo appena un tiro

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